Incontro con gli ospiti salvadoregni

lunedi' 26 febbraio, alle ore 20, presso La Credenza di Bussoleno, incontreremo due rappresentanti della comunita' di S.Francisco Echeverria, con cui siamo gemellati da tempo come cooperativa Il Ponte.
Questa comunita' vive un'interessante esperienza di democrazia partecipata e ci piacerebbe avere uno scambio con loro, allargato achi collabora con il movimento no tav.
Cena di autofinanziamento 15 euro, prenotazioni presso la Credenza.


SAN FRANCISCO ECHEVERRIA, UNA HISTORIA NO CONTADA

Un po' di geografia,...

San Francisco Echeverria e' una frazione, "canton" come dicono i centroamericani, del comune di Tejutepeque, nella provincia di Cabanas, nel piccolo paese di El Salvador, in Centro America, per essere precisi !
Cabanas e' una delle province salvadoregne, 14 come le principali famiglie che, dall'indipendenza ad oggi, hanno detenuto il potere in El Salvador.
Attualmente si dice che siano anche meno, forse soltanto 6 o 7.
Nel 1873, l'Assemblea Nazionale Costituente del Salvador decise di onorare la memoria del Generale Jose' Trinidad Cabanas, soprannominato il Cid Campeador del CentroAmerica, ponendo il suo nome a questa piccola provincia centrale del paese, formata da appena 9 comuni, con quasi 90 frazioni.

Cabanas e' attraversata da diversi fiumi, l'altezza media e' di 750 metri sul livello del mare, il clima e' ovunque molto caldo, la sua flora e' caratterizzata da piccoli boschi umidi e freschi, tipici della zona sub tropicale, in cui abbondano piante tipiche, tra cui il chaparro, da cui si estrae un liquore molto comune.
La popolazione, alla fine degli anni 90, era di circa 150.000 abitanti ( El Salvador ha una popolazione di 6 milioni di persone )

Entriamo ora nel piccolo comune di Tejutepeque, che in lingua nahuat significa "cerro de las brasas".
Agli inizi del secolo XIX era un piccolo villaggio, sotto la giurisdizione di Ilobasco, ottenendo il titolo di paese nel 1847 e, nel 1996, quello di citta'..
La maggioranza della popolazione, il 65 % del totale,circa 5000 abitanti, e' rurale, mentre la restante parte e' urbana : la coltivazione piu' diffusa e' quella del "dulce de panela "

... e un po' di storia

El Salvador e' stato teatro di una guerra durata piu' di dieci anni, dal 1980 fino agli accordi di pace , nel 1992. Questa guerra aveva le sue radici nell'ingiustizia sociale, lo sfruttamento e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. A cio' occorre aggiungere la sovrapopolazione, El Salvador e' uno dei paesi piu' densamente popolati al mondo, e la scarsita' di terra da coltivare.
Tejutepeque, con le proprie frazioni e piccoli borghi contadini, non fece eccezione.
Al contrario, fu proprio in campagna dove si visse con maggiore intensita' lo sfruttamento, in quanto le terre erano proprieta' dei terratenenti, veri e proprii feudatari.
In particolare, i terreni di S.Francisco Echeverria erano conosciuti come la Hacienda Los Arevalo, proprieta' di Don Ernesto Arevalo, e la Hacienda di Alberto Martinez e di suo fratello Anibal Martinez.

Racconta Ramiro Rosa, abitante "storico" di S.Francisco, attualmente maestro della Scuola di S.Francisco :
"I miei genitori erano originari di Cojutepeque, e si trasferirono in questa zona prima della mia nascita ( avvenuta nel 1956 ). Si dedicarono alla coltivazione di mais e fagioli, sempre in condizioni abbastanza difficili, perche' i proprietari della terra lasciavano ben poco spazio alle coltivazioni per la sopravvivenza delle famiglie contadine.
Cosi' come raccontano alcuni anziani della Comunita', le posero il nome di S.Francisco Echeverria perche' molto tempo fa le terre erano proprieta' di un tale Antonio Echeverria, originario di Ilobasco , col passare del tempo, la proprieta' fu lasciata agli eredi , che successivamente la vendettero agli Arevalo e ai Martinez; quest'ultimi risultavano proprietari della maggior parte delle terre dove adesso sorge la comunita' di S.Francisco.
I contadini raccontano che a quel tempo i proprietari assegnavano a loro le zone meno favorevoli alla coltivazione, per le quali, oltretutto, dovevano regalare al padrone una giornata di lavoro, pagata con salari da fame.
Il pranzo dei contadini era costituito da fagioli, due tortillas, un pomodoro e un pizzico di sale.
La popolazione, che a quel tempo si stimava essere di circa 600 persone, viveva quindi in condizioni molto precarie.
Prima che scoppiasse la guerra, mi ricordo che i contadini dovevano pagare un'imposta sul raccolto ; oltretutto, cio' che era destinato al padrone era il mais migliore, erano le pannocchie piu' grandi, mentre alle famiglie rimaneva, per sfamarsi, il "maicillo" ( cioe' un mais selvatico, piu' piccolo e meno gustoso )
Tutti noi siamo cresciuti, mangiando tortillas di maicillo, la prima volta che ho mangiato vere e proprie tortillas avevo ormai gia' dodici anni"

Di fronte a questa situazione, la gente tento' di ribellarsi, prima negoziando con i padroni migliori condizioni di vita e poi, non avendo ottenuto risultati, con altri mezzi.
Nel marzo del 1977 alcune famiglie del Canton di Azacualpa, sempre a S.Francisco, iniziarono uno sciopero, bloccando i lavori in uno dei 4-5 mulini della famiglia Martinez.
La richiesta era un salario piu' giusto.
Il padrone chiamo' la Guardia Nazionale, ma la ribellione non cesso', anzi, furono occupate altre terre sempre di proprieta' della Famiglia Martinez.
Dona Ramona, abitante di S.Francisco, si ricorda che " le famiglie coinvolte nell'occupazione furono circa 8, per un totale di una cinquantina di persone, quasi tutte giovani. L'azione fu pero' sostenute dalle comunita' vicine, che erano organizzate in strutture popolari.
Il padrone minaccio' di bruciare le terre, lasciando le famiglie senza di che nutrirsi e per questa ragione i giovani furono costretti a terminare l'occupazione "
Si ricorda questa occupazione di terre come quella di Evaristo Menjlvar, in onore di un contadino ammazzato durante gli sconti con un colpo di fucile."

Dona Ramona e' una delle anziane della comunita', ha ormai settant'anni, e' sopravissuta al massacro del luglio 1984 e ha perso due figli nel conflitto armato. Ora, insieme alla propria famiglia, si dedica all'agricoltura e possiede un piccolo negozietto all'interno della Comunita'
Racconta che "durante l'occupazione delle terre, i contadini lavoravano collettivamente e il raccolto veniva suddiviso tra tutte le famiglie ; tali azioni erano anche piene di allegria, venivano persone dalla capitale a sostenerci. Ciascuna di queste azioni era coordinata da un responsabile, che si occupava anche della sorveglianza : dovevamo tenere sotto controllo almeno cinque luoghi strategici, perche' ci aspettavamo da un momento all'altro un'azione di forza da parte della Guardia Nazional, su ordine dei padroni. Se cio' fosse successo, dovevamo essere pronti per fuggire, perche' non avevamo praticamente armi con noi"